Un percorso meditativo attraverso la chiesa parrocchiale

Con trepidazione e gioia entriamo nella chiesa
parrocchiale cittadina, intitolata all’arcangelo san
Michele, e restiamo subito sorpresi dalla riacquistata
luminosità dell’edificio; spontaneamente mi tornano
alla memoria le parole di un salmo di pellegrinaggio:
Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa
del Signore”. Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene (cf. Sal 122, 1.9).
Nel corso del restauro, dal 3 maggio 2015,
abbiamo potuto celebrare le funzioni liturgiche
nelle chiese del Sacro Cuore in via Mercato Vecchio, nel
Duomo e presso i Padri Cappuccini: insieme a tutti i
fedeli esprimo la mia gratitudine a Dio e a quanti ci
hanno accolto.
E d ora finalmente torniamo nella chiesa che ci è
più familiare, per celeberarvi l’Eucaristia feriale e festiva,
il Battesimo, la Prima Comunione, le nozze; ma anche
per prendere cristianamente commiato dai nostri cari
defunti, o per ricordarli nell’anniversario; infine per
elevare al Signore il nostro ringraziamento e le nostre
suppliche.
Cari lettori e lettrici, vi invito ora a compiere insieme
a me un percorso attraverso la nostra chiesa parrocchiale.
Vi entriamo da piazza Duomo, attraverso
il bel portale d’ingresso.
Ci segnamo con l’acqua santa, per ricordarci che
siamo figli di Dio e apparteniamo alla Chiesa: davanti
al Signore non siamo degli sconosciuti, Egli ci
ha chiamato per nome, conosce le nostre preoccupazioni
e attese e ci chiede di condividerle con Lui.
La nostra vita è posta sotto la protezione
dell‘Altissimo, che ha inviato i Suoi Angeli a custodirci
sulle nostre vie, come leggiamo nel salmo:
“Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i
tuoi passi” (cf. sal 91, 11). Volgiamo anzitutto il nostro sguardo verso
la statua della Madonna, davanti alla quale ogni
giorno, dal primo mattino a sera vengono accese
moltissime candele. Qui genitori e nonni pregano
insieme ai loro figli e nipoti e molte persone cercano
conforto. E’ la cosiddetta Madonna pellegrina,
che all‘inizio degli anni cinquanta veniva portata in
processione di parrocchia in parrocchia.
Sulla parete posteriore troviamo il quadro di
San Giuseppe Freinademetz, il venerato missionario
cinese di origine badiota (*1852 +1908), canonizzato
da papa Giovanni Paolo II il 5 ottobre 2003 a
Roma. Quante volte, durante la sua permanenza a
Bressanone, avrà fatto sosta nella nostra Chiesa!
Qui ciascun fedele è invitato a scrivere le sue intenzioni
di preghiera su un biglietto da fissare nell’apposita
bacheca: queste intenzioni saranno ricordate
nella celebrazione della S. Messa o in altre funzioni.
Ci ricordiamo la raccomandazione dell‘apostolo
Paolo. “In ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste,
con preghiere, suppliche e ringraziamenti”
(cf. Fil 4, 6) .

 

Ora lasciamoci impressionare dal Crocifisso
“della buona morte”, nella parte opposta della navata.
Il volto del Signore è segnato dal dolore: Egli
soffre insieme agli uomini e al mondo ferito.
Ha trovato nuova collocazione la Madonna
addolorata, la Pietà, che sorregge fra le braccia il
corpo del Figlio crocifisso.
Maria intercede per tutti i fedeli defunti e per quanti
vivono nel dolore della perdita di una persona cara;
perciò siamo soliti raccogliere vicino a questa statuta
le memorie dei defunti dell’anno corrente.
San Benedetto raccomanda nella sua Regola di avere
continuamente davanti agli occhi l’imprevedibile
ora della morte, non già per farci vivere nella paura
o senza gioia, bensì per non farci dimenticare che
il tempo della nostra vita terrena è limitato, per
cui dobbiamo imparare ad accogliere ogni giorno
come qualcosa di unico e dobbiamo allenarci a valutare
correttamente i valori della vita.
Verrà anche per noi infatti il momento in cui
dovremo comparire davanti al Creatore e Signore,
e allora – come ricorda san Giovanni della Croce –
saremo giudicati su quanto abbiamo amato.
Proseguiamo il nostro percorso lungo la
navata della chiesa: sulle pareti laterali sono rappresentate
le quattordici stazioni della Via Crucis:
un invito, rivolto a tutti i fedeli specialmente il venerdì
e in tempo quaresimale, a ripercorrere il tragitto
doloroso di Gesù, dalla sua condanna a morte
alla deposizione nel sepolcro, per passare infine al
mistero della Sua gloriosa Risurrezione, nella quale
la morte è definitivamente sconfitta; così la Croce
diviene segno di speranza e di vita, ragion per cui
essa risplende, dorata, sopra l’altare maggiore.
Sulle pareti laterali sono collocate anche le
candele degli Apostoli, nei dodici punti della chiesa,
che il Vescovo ha unto con il sacro Crisma durante il
solenne atto liturgico della consacrazione. Gli Apostoli
hanno portato nel mondo il lieto Annuncio: sulla
loro predicazione si basa la nostra fede, la fede della
Chiesa.

 

I confessionali ci rimandano al sacramento
della Riconciliazione, che ormai da molti anni viene
amministrato in Duomo.
Il nostro tragitto all’interno della chiesa è
accompagnato dai tre Arcangeli, dipinti sulla volta
dal pittore viennese Josef Hautzinger, che insieme a
Josef Troger di Monguelfo ha collaborato anche ad
affrescare la volta del Duomo.
Gli arcangeli Raffaele e Gabriele sono raffigurati in
base a scene tratte dalla Scrittura: Raffaele, il cui
nome significa “Dio risana” accompagna a casa il
giovane Tobia e ne guarisce miracolosamente il padre.
Gabriele (“Fortezza di Dio”) annuncia a Maria il
parto verginale del Redentore.
San Michele (“Chi è come Dio”) – è raffigurato davanti
all’ingresso in presbiterio. Secondo una leggenda
che risale all’anno 490, San Michele apparve
nella grotta di Monte Sant’Angelo sul Gargano:
quando il vescovo di Siponto volle consacrare la
grotta, dal suo interno si udì una voce: “questo
luogo non ha bisogno di essere consacrato, poiché
esso è già sacro per me, l’arcangelo Gabriele”.
Il pulpito, dal quale prima del Concilio Vaticano
II si tenevano le omelie, ci richiama ai dieci
comandamenti della Legge divina, compendiati da
Gesù nel duplice comandamento dell’amore a Dio
(I-III) e al prossimo (IV-X).
I due altari laterali in cima alla navata hanno
un particolare valore artistico: quello a destra
è dedicato a San Giovanni Battista, rappresenta il
battesimo di Gesù al Giordano ed è opera di Franz
Sebald Unterberger. Sopra il quadro è rappresentato
Dio Padre, ai lati dello stesso vi sono le statue di
Elisabetta e di Zaccaria, i genitori del Precursore.


Il bel battistero di pietra a forma di calice, prima del
restauro situato in presbiterio, ha ricevuto nuova e
ideale collocazione davanti a questo altare: è qui
che giovani e adulti rinascono mediante il sacramento
del Battesimo e sono inseriti come membra
vive nella Chiesa. Dio dona ai Battezzati l’accesso
agli altri sacramenti di salvezza: la Confermazione,
l’Eucaristia, la Riconciliazione, l’Unzione degli
Infermi, l’Ordinazione sacerdotale e il sacramento
nuziale. Mentre saliamo in presbiterio, simbolicamente
ci disponiamo ad accogliere il frutto di questi
segni santi e santificanti.
L’altro altare laterale, di fronte a quello di
San Giovanni Battista, rappresenta Gesù che porta
la croce, aiutato da Simone di Cirene.
Il “Cireneo” (Kreuzzieher) godette in ogni epoca
di grande venerazione. Sullo sfondo del dipinto,
anch’esso opera di Franz Sebald Unterberger, si
scorge la folla, che seguiva il Signore.
Lo sguardo compassionevole del Figlio di Dio ha il
potere di scuoterci e ci ricorda le parole di Gesù:
“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se
stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”
(cf, Lc 9, 23). Ma Gesù ci assicura anche che ci aiuterà
a portare le nostre croci: Dio non carica nessuno di
una croce più pesante di quella che può portare.
Le statue ai lati del dipinto rappresentano Maria e
Giovanni, che sono rimasti vicini a Gesù anche ai
piedi della croce, e che Egli ha affidato l’una all’altro
quale madre e figlio.
Sopra l’altare è raffigurata la Veronica, che secondo
una pia tradizione asciugò con un fazzoletto di lino
il volto sofferente del Signore: è la sesta stazione
della Via Crucis.


Ed ora guardiamo il presbiterio. Secondo il Concilio
Vaticano II l’Eucaristia è comunione alla mensa del
Pane (altare) e della Parola (ambone): nel presbiterio
rinnovato entrambi questi elementi, insieme ai
tre sedili dei celebranti, sono ritagliati da un unico
blocco di marmo. L’ambone è il luogo, dal quale
viene annunciata la Parola di Dio, che, seminata nel
cuore dei fedeli, diventa per loro norma di vita e si
manifesta nella vita quotidiana. L’altare, che simboleggia
Cristo, acquisisce la sua particolare valenza
liturgica attraverso il solenne atto consacratorio:
esso viene asperso con l’acqua benedetta, poi viene
unto con il sacro Crisma; infine su di esso vengono
bruciati grani di incenso con le parole: “Salga a
te, Signore, l’incenso della nostra preghiera; come il
profumo riempie questo tempio, così la tua Chiesa
spanda nel mondo la soave fragranza di Cristo”.
(cf. Benedizionale)
Nei Cristianesimo dei primi secoli invalse l’uso di
costruire le chiese sopra le tombe dei martiri; da
questa consuetudine si sviluppò in seguito l’usanza
di riporre all’interno degli altar la reliquia di un
martire o di un altro santo; in tal modo ogni celebrazione
eucaristica rende presente l’unità fra vivi e
defunti, fra passato e presente.
Conformemente a questa tradizione abbiamo scelto
di collocare all’interno del pavimento davanti all’altare,
protetta da una lastra di vetro, una reliquia di
san Giovanni Paolo II, il grande Pontefice, che ha
modellato la storia della chiesa dei nostri tempi per
ben 27 anni.
Dobbiamo al suo straordinario zelo pastorale innumerevoli
documenti apostolici e la stesura del Catechismo
della Chiesa Cattolica.
Si rifanno alla sua iniziativa anche l’introduzione
delle Giornate Mondiali della Gioventù e la festa
della Divina Misericordia nella seconda domenica di
Pasqua (in albis), nella cui vigilia, il 2 aprile 2005, il
grande Pontefice rese l’anima a Dio.
Ricordiamo Giovanni Paolo II anche come pellegrino
al santuario di Pietralba, insieme al vescovo Wilhelm
Egger, il 17 luglio 1988.
Papa Benedetto XVI lo ha proclamato beato nel
2011 e Papa Francesco lo ha canonizzato nel 2014.
Una particolarità: la reliquia di papa Giovanni Paolo
II sarà collocata sopra un frammento di roccia proveniente
dalla Grotta di san Michele sul Monte Gargano,
che Giovanni Paolo II visitò nel 1987.

 

Gli affreschi degli altari laterali rappresentano
scene bibliche: l’Annunciazione, l’adorazione dei
Magi, la crocifissione e la deposizione di Gesù.
Sopra il presbiterio e l’altare maggiore veniamo
coinvolti nell’adorazione della santissima Trinità da
parte del coro degli angeli e di un gruppo di Santi
molto venerati: Cassiano, Sebastiano, Giuseppe,
Luigi, Floriano, Giovanni Nepomuceno, Vittorio e
Urbano.


La tela sopra l’altare maggiore, opera del fratello
laico gesuita Andrea Pozzo, rappresenta il santo
Arcangelo Michele nel suo combattimento contro
Lucifero e i suoi alleati; associamo alla contemplazione
dell’imponente raffigurazione una preghiera,
adattata dall’inno delle Lodi nella festa di san Michele:
Michele, che combatti per la gloria di Dio,
Angelo della pace, annienta ogni guerra e sventura,
difendi la Chiesa, proteggi i Redenti da ogni male.
Le due grandi statute dell’arcangelo Raffaele
con Tobia e di un Angelo custode con un bambino,
ai lati dell’altare, insieme ad altre raffigurazioni
di Angeli, ci rendono sensibili alla reale presenza di
queste creature di Dio.
La luce perpetua richiama il permanere eucaristico
di Gesù nel tabernacolo; angeli adoranti ci invitano
a rimanere vicini a Lui, la cui presenza misteriosa
rappresenta la divina risposta alla supplica dei viandanti
di Emmaus: “Signore, rimani con noi”. Gesù,
il Salvatore risorto dalla morte, è davvero presente!
Nel presbiterio rinnovato troveranno posto
non soltanto i ministri della liturgia, ma anche i genitori
con i loro figli e i giovani, ad es. i membri del
“Familienchor” e altre persone, che così potranno
seguire lo svolgimento delle azioni liturgiche da vicino.
Se ora ci voltiamo indietro verso il portale
d’ingresso, non possiamo che ammirare gli stupendi
intagli e decorazioni della cassa dell’Organo:
gli angeli suonatori mettono in rilievo suono dello
strumento, capace di dar voce alle molteplicità
di emozioni e stati d’animo che si alternano nella
nostra vita, e di far risuonare nei nostri cuori la
melodia divina.
La nostra chiesa parrocchiale unisce Cielo
e terra: è luogo che ci invita a riflettere, meditare,
pregare e cantare; in essa le persone convergono in
unità nella lode divina, come ci suggerisce questo
passo dal libro di Daniele:
Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore,
Benedite, uomini e donne, giovani e vecchi,
il Signore,
Benedite, ricchi e poveri, sani e malati, il Signore.
Benedite, figli dell‘uomo, il Signore.
Benedite, creature tutte, il Signore. (cf. GL 919, 2)
Rivolgo il mio più cordiale ringraziamento a tutti
coloro che con le loro idee, il loro lavoro o il sostegno
economico hanno contribuito al restuaro della
nostra chiesa.
Il Signore benedica e ricompensi!
Decano Albert Pixner

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La Chiesa parrocchiale

Il Duomo, cattedrale dei principi vescovi, è separato dalla Chiesa parrocchiale cittadina solo attraverso il cortile del vecchio cimitero.

L’edificio precedente all’odierna chiesa di S. Michele Arcangelo fu consacrato nel 1038 dal vescovo Hartwig. Ci si deve immaginare questa prima chiesa come un edificio semplice, quadrato, con un’abside rotonda nel lato orientale. Era un’architettura sacra nello stile ottoniano del tempo. Anche la dedicazione all’arcangelo Michele, divenuto patrono del Regno a partire dalla vittoria ottenuta nella battaglia contro gli ungheresi a Lechfeld nel 955, risale alla dinastia ottoniana. Le truppe dell’imperatore Ottone I avevano infatti combattuto sotto lo stendardo di San Michele. La principessa bizantina Teofano, consorte di Ottone II e influente madre di Ottone III, continuò a favorire la venerazione dell’Arcangelo, originaria dell’oriente greco. A lei il Tesoro del Duomo deve la cosiddetta “Casula di Alboino”, una veste liturgica purpurea confezionata con un tessuto in seta bizantina recante l’immagine dell’aquila imperiale, parte della dote di Teofano.

L’edificio posteriore a questa prima chiesa venne eretto in seguito in stile gotico e ha conservato al giorno d’oggi l’aspetto di un tempo: costruzione tardo-gotica a blocchi di granito con finestre ad archi acuti. L’interno invece ha radicalmente cambiato volto: nel 1757/58 è stato ricostruito in stile barocco. Joseph Hautzinger da Vienna, che aveva già prestato la sua opera nel Duomo, realizzò gli affreschi che ornano le volte della navata.  La pala dell’altare maggiore, raffigurante l’arcangelo Michele che ricaccia Lucifero all’inferno, risale al gesuita Andrea Pozzo da Trento. Le figure angeliche che affiancano l’altare sono di Johann Perger.

Degno di nota è l’altare a sinistra della navata, che faceva da scenario al „gruppo dei portatori della Croce”, che a quel tempo si trovava nell’atrio. Questo gruppo di sculture lignee, risalenti al 1450, rappresentano Gesù che porta la croce sulla spalla sinistra e rivolge all’osservatore uno sguardo colmo di sofferenza, e Simone di Cirene, che lo aiuta. A prescindere dal valore artistico e religioso di questo gruppo, la figura di Simone è anche fonte di notizie storiche sull’epoca di realizzazione della scultura: Simone indossa le vesti tipiche di quel tempo, ci mostra quindi uno scorcio di vita brissinese del XV secolo.

Letteratura

Gruber, Karl: La Chiesa Parrocchiale di S. Michele a Bressanone, Lana 1987